17.1.07

 

Eva Ensler: "La chirurgia estetica è peggio del burqua"

Ritorna la celebre autrice dei Monologhi della Vagina. Questa volta in scena a Napoli il suo testo Good Body. L'ossessione del corpo perfetto che nell'Occidente liberato colpisce le donne di tutte le età. Da ieri per il Mercadante al museo Madre

“Tra il burqua e il botulino, tra le mutilazioni genitali femminili e le operazioni per il restringimento vaginale non vedo grandi differenze, se non che il burqua te lo puoi anche togliere mentre le cicatrici rimangono”. A pensarla così è Eve Ensler autrice simbolo del movimento femminista del nuovo millennio, in Italia per assistere alla prima europea della messa in opera di Good Body – Il Corpo giusto, edito da Marco Tropea - al Museo di Arte contemporanea Donna Regina di Napoli.

Eve Ensler è una newyorkese con un “corpo politico” che sembra fatto apposta per contraddire i dettami del sogno a stelle e strisce. Pioniera nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili, ama le frasi ad effetto, quelle che stordiscono e fanno pensare, sa entrare nel linguaggio comune e far passare idee di libertà anche sui più insospettabili mezzi di comunicazione. È un’artista straordinaria, una grande comunicatrice ma anche una ‘cattiva ragazza’ determinata, forte, un po’ sfacciata. Il suo nome è associato ai Monologhi della Vagina, un testo letto, recitato e raccontato da migliaia di persone in tutti gli angoli del pianeta. Attrici e personalità di tutto il mondo hanno dato voce ai corpi di cui parla nei suoi scritti e incontrandola non si può fare a meno di immedesimarsi con lei.
Eve è una donna normale, libera, che ha subito violenze e si è spesa nel mondo “affinché – ci spiega – altre donne non debbano passare attraverso lo stesso inferno”.

Eve Ensler è una di noi, una persona comune che diventa straordinaria perché osa parlare in pubblico di ‘cose di donne’ in un mondo in cui “l’idea stessa – ci chiarisce – che le donne siano esseri umani pienamente integrati è uno scandalo”. Una vergogna che va coperta con veli che nascondano il peccato o con bisturi che taglino via la vita da quel corpo di reato.
“Non penso – scrive nel suo libro più noto - di essere estremista. Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo ad essere piegato, sterile e domato”.

Eve Ensler racconta le storie degli ‘obiettivi necessari’ (le vittime di stupro etnico e delle guerre), variazioni sul tema della stessa violenza che fa sì che la polvere sui resti di Ground Zero sia “la stessa - si legge nel suo nuovo libro Insecure at Last - di quella vista a Kabul, in Kosovo, in Bosnia”. Una violenza che fa i conti con l’idea stessa di identità e mette in scacco le sicurezze nazionali.

Provocatoria, netta come la frangetta nera che le disegna la fronte mettendo in rilievo le labbra a forma di cuore, è animatrice del V-Day (www.vday.org), un movimento che ha assunto dimensioni planetarie, a dimostrazione che la violenza e l’oppressione nei confronti delle donne è universale. “Ho viaggiato nell’Afghanistan dei Talebani, nei Balcani degli stupri etnici, e non capisco – ci racconta - tutta questa paura dell’Islam. Non mi sembra che il cattolicesimo, l’ebraismo o il capitalismo siano tanto meno oppressivi nei confronti delle donne e non credo affatto – aggiunge - che l’incontro tra culture sia fonte di oppressione. Anzi, per certi versi il burqua è meno problematico della chirurgia estetica: per lo meno è una prigione da cui si può scappare, magari per concedersi un proibitissimo gelato”.

La violenza è un fatto quotidianamente accettato che lei, insieme al movimento V-Days, contesta con una straordinaria forza rivoluzionaria, chiedendo di sprigionare e liberare l’energia di corpi oppressi in gabbie di pensiero e comportamenti (auto) punitivi.
“Non ho mai capito – ci racconta – come sia possibile non essere femministi. È come essere contro la felicità”. Un principio così elementare che risulta incomprensibile e di cui l’artista newyorkese ha saputo mostrare a tutti la semplicità attraverso racconti di diete e tapis roulant. Eve Ensler ha subito e compreso appieno la banalità del male, quella che si incontra nei processi per crimini contro l’umanità, quella dei padri di famiglia o dei ragazzotti un po’ annoiati che sono diventati torturatori professionisti macchiandosi dei più efferati crimini di guerra, o quella della ragazzina obesa che odia le Stronze Magrissime o della modella che lascia che il suo carnefice-chirurgo la mutili all’infinito per ‘amore’.

Dal 16 al 21 gennaio undici donne saranno esposte come opere d’arte nelle sale del MADRE, corpi parlanti che raccontano storie femminili, ogni giorno alle 18, alle 20 e alle 21.
Nel progetto di Nicoletta Billi con la regia di Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso, attrici e artiste lavorano con persone mai salite sul palcoscenico, in un atto di fedeltà al testo in cui i racconti di personaggi famosi si intrecciano con quelli di persone comuni. Le opere d’arte esposte al MADRE sono persone realmente esistenti, celebrità con l'onere e l'onore della loro emblematicità, ma anche perfette sconosciute, che portano in dote i tesori segreti del loro anonimato e mostrano i limiti della propria fisicità.

La produzione del Duemiladodici in collaborazione con il Mercadante Teatro Stabile di Napoli è una messa in opera che tratta i corpi e le storie di queste donne come opere da scoprire, inserendole in una prospettiva itinerante ed espositiva.

A dare corpo e voce a questo evento sono Angela Baraldi, la pluripremiata protagonista di Quo Vadis, Baby? di Gabriele Salvatores; l’autrice congolese Chantal Buseruka Safi che ha eletto Roma a sua città di residenza; la coreografa e danzatrice Fiorella De Pierantoni; Simona Gori, body artist specializzata in piercing art; Giorgine Mango, madre congolese; Muna Mussie, video artist e performer bolognese di origine eritrea, e sua nonna Milite Ogbazghi; Niurka Jordan Ramirez, medico e cuoca di origine cubana; la poliedrica attrice Tita Ruggeri e la modella Cristina Volta. Daniela Piperno è l’alter ego di Eve Ensler che conduce gli spettatori in una sorta di visita guidata alla scoperta della bellezza.

by Valentina Cosimati
Pubblicato su Liberazione del 17 gennaio 2007

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