23.8.05

 

Amore gay a Sarajevo, e il regista rischia la pelle

Al Film Festival della capitale bosniaca arriva "Go West" di Ahmed Imamovic. Che ci racconta da dove nasce la sua storia

Valentina Cosimati
Sarajevo

Grande emozione all'Open Air Cinema di Sarajevo per la proiezione dell'attesissimo Go West di Ahmed Imamovic, storia d'amore tra un serbo-bosniaco e un musulmano, con un cammeo di Jeanne Moreau, coproduttrice del film, nel ruolo della giornalista francese e un omaggio a Sergio Leone.
Il regista 34enne oggi è una delle voci più significative della generazione di artisti che stanno creando un nuovo immaginario nella Sarajevo della ricostruzione post-bellica. Chiediamo a lui da dove nasce l'idea del film. «Io sono musulmano, mia moglie è cattolica, il mio padrino ortodosso, i matrimoni misti sono abbastanza comuni qui a Sarajevo. Quello che non sono mai riuscito a capire è perché le persone a un certo punto abbiano cominciato ad essere violente le une con le altre nel privato, a dividersi per colpa di personaggi politici. Molti matrimoni sono andati a monte per queste ragioni, e allora mi sono posto la domanda: se questa situazione assurda si riflette su aspetti così intimi, cosa succede tra gli omosessuali? L'omosessualità era un atto perseguibile per legge fino a meno di dieci anni fa… L'idea è nata così e poi l'abbiamo sviluppata ed è venuta fuori la storia.

Che inizia e finisce nel 1993 in uno studio televisivo nell'Europa Occidentale. Perché questa scelta?

Perché la guerra in Bosnia Erzegovina è stata anche molto mediatica e poi dal punto di vista drammaturgico volevo un insieme organico.

Il film è dedicato alla memoria di tuo padre e a Sergio Leone…

Sì, è un omaggio ai miei due padri: quello biologico e quello psicologico, artistico. Sergio Leone è un genio, i suoi film sono quelli con cui sono cresciuto. Ci sono alcune citazioni nel film, spero che si riescano a cogliere e soprattutto che in questo momento lui non si stia rivoltando nella tomba.

Questo film parla d'amore tra due persone dello stesso sesso e c'è questa frase: "è più facile che nei Balcani venga accettato un assassino che non un frocio". L'omosessualità qui è un tabù così forte?

Nel 90% delle famiglie dei Balcani è così. E' più facile che venga accettato un figlio assassino o anche criminale di guerra, piuttosto che un gay. Quella di "Go West" è una storia d'amore tra persone.

E' questo che ha scatenato reazioni così forti?

Non riesco ad entrare nella testa dei fondamentalisti. Ci sono state delle minacce ma siamo andati avanti lo stesso. C'erano delle frasi su alcuni giornali che sembravano delle citazioni da Goebbels, molto violente. Chi è sopravvissuto a Sarajevo dal 1992 al 1995 non si spaventa tanto per delle minacce. Non ho paura.

Quando l'assedio è cominciato avevi 22-23 anni e sei andato in giro per le strade della tua città a documentare con una telecamera quanto stava accadendo, era abbastanza rischioso in quel periodo.

Ritenevo fosse giusto farlo. All'inizio ho imbracciato il fucile per difendere la mia città, ma poi ho preso una telecamera e sono andato in giro per le strade. Quando i tuoi amici vanno via dalla città e si spostano sulle colline per sparare sulla stessa città, l'unica scelta che hai è difenderti. Sarajevo è particolare, a pochi metri di distanza trovi la moschea, la sinagoga, la chiesa cattolica e quella ortodossa, io non sento di appartenere ad un'etnia. Sono un cittadino del mondo, anche se ho un passaporto bosniaco e il mio nome è Ahmed. Volevo difendere la mia città e ho imbracciato il fucile, ma dal '93 sono entrato a far parte del gruppo di artisti di Saga e ho contribuito a mantenerne vivo lo spirito. In Saga c'era una bella atmosfera: artisti al lavoro durante la guerra. Per me è stata un'esperienza molto formativa e mi ha dato la possibilità di lavorare con autori molto importanti nonostante avessi solo 23 anni. Credo che un po' tutti abbiano bisogno di raccontare. Io ho bisogno di raccontare l'amore e la guerra.

Il titolo del film è "Go West", verso ovest?

Il titolo del film è preso da una canzone dei Pet Shop Boys. Negli anni '80 c'è stato una specie di movimento di migrazione degli omosessuali americani dalla East alla West Coast per paura dell'Aids. La canzone dice che nell'ovest c'è una luce migliore e questa è anche l'idea di Milan e Kenan.

Pubblicato su Liberazione del 23 agosto 2005

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